A+ A A-

Il mosaico

Il mosaico dell’Abside della Basilica di S. Marco risale al tempo di papa Gregorio IV (828-844) ed è immediatamente posteriore al gruppo dei mosaici dell’inizio del IX sec. che si trovano nelle chiese romane di S. Prassede, S. Maria in Dominica, S. Cecilia.
Intorno alla base della conca absidale si legge la grande iscrizione laudativa di Gregorio IV che si conclude con l’intercessione a S. Marco perché Dio conceda, dopo il servizio compiuto sulla terra, il godimento della vita celeste.
Al centro del mosaico è il Cristo benedicente che regge un libro dove si legge “Ego sum lux, ego sum vita, ego sum resurrectio” (io sono la luce, io sono la vita, io sono la resurrezione).
Il concetto di Dio che è luce ricorre specialmente nel Vangelo di S. Giovanni: “ Io sono la luce del mondo” (Giov. 8,12); “Mentre sono nel mondo sono la luce del mondo” (Giov. 9,5); “Io sono venuto luce al mondo” (Giov. 12,46). Sopra la testa del Cristo si vede la mano dell’Eterno Padre che regge una corona.

Alla sinistra del Cristo sono: S. Felicissimo; S. Marco Evangelista che presenta papa Gregorio IV con in mano il modello della chiesa da lui ricostruita e con il capo racchiuso in un nimbo quadrato come si usava per effigiare i viventi. Alla destra sono: S. Marco papa (il suo corpo giace nell’urna sotto l’altare della Confessione); S. Agapito martire; S. Agnese vergine e martire.

Il Cristo posa su un piedistallo su cui sono impresse le sigle secondo il passo dell’Apocalisse (1,8) “Sono io l’alfa e l’omega, dice il Signore Dio, colui che è e che era e che viene”.
Nella zona inferiore è l’Agnello, sotto cui scorrono quattro fiumi e verso cui da Gerusalemme (a sinistra) e da Betlemme (a destra) muovono i dodici agnelli simbolo dei fedeli. L’Agnello è il Cristo, secondo i passi del Vangelo di S. Giovanni e dell’Apocalisse. Inoltre l’immagine degli agnelli che rappresentano il popolo di Dio è particolarmente presente nel Vangelo di Giovanni ad esempio nel comando di Gesù a Pietro: “Pasci i miei agnelli” (Giov. 21,19).
I quattro fiumi che scorrono sotto l’Agnello, per alcuni simboli dei quattro Vangeli, sono il Tigri, l’Eufrate, il Fison, il Geon. Il passo cui ci si può riferire è quello della Genesi (2,10) “Dal luogo di delizia usciva ad irrigare il Paradiso un fiume che poi si divideva in quattro rami”.
Sull’arco trionfale è di nuovo raffigurato il Cristo benedicente, con il testo delle Scritture, tra i simboli degli Evangelisti: a sinistra Luca (il Vitello) e Matteo (l’Uomo), a destra Giovanni (L’Aquila) e Marco (il Leone); inoltre vi sono le consuete figure di Paolo (l’Apostolo delle Genti) e Pietro (la “prima pietra” della chiesa). Queste raffigurazioni degli Evangelisti provengono dalla visione dell’Apocalisse.
Le due città Gerusalemme e Betlemme sono un’altra ricorrente iconografia e stanno ad indicare il Vecchio e il Nuovo Testamento.

Il mosaico della Basilica di S. Marco rispecchia i caratteri dell’arte di Bisanzio, arte che vede la sua prima età aurea con l’Impero di Giustiniano (527-565) d.C., caratterizzata dalla formazione di un nuovo gusto. Erede della civiltà ellenistico-romana diviene a sua volta fonte di ispirazione per tutto l’Occidente. Elementi principali sono: l’interpretazione simbolica dello spazio, indifferente alla visione ottica; l’impostazione frontale delle figure che appaiono smaterializzate; l’impiego di materie preziose: oro, argento, cristalli, pietre colorate, marmi, madreperle. Questi caratteri rimandano alla filosofia di Plotino (205-270), il quale nelle sue Enneadi giustifica una visione della natura che indirizzandosi “all’occhio interiore” dello spettatore pretende che le cose materiali divengano trasparenti all’occhio dello spirito.
La tecnica musiva consiste nel commettere, su una superficie (pavimento, parete), schegge di varia forma (opus sectile) o piccoli dadi (tessere) di pietra, marmo, pasta vitrea, disposti secondo un disegno. Talvolta la disposizione delle tessere seguiva in andamento ondulato (opus vermiculatum).

Il procedimento operativo si svolgeva in tre fasi:
1) il "pictor imaginificus" eseguiva il disegno
2) il "parietarius" riportava il disegno sulla parete
3) il "musivarius" disponeva le tessere su un fondo di stucco, malta, paglia e pozzolana.
La disposizione delle tessere variava di inclinazione a seconda dell’effetto che si desiderava ottenere con l’incidenza della luce. Le tessere metalliche si ottenevano adattando una foglia metallica su un fondo vitreo e colandovi sopra altro vetro fuso, prima di una seconda cottura.
Già in uso in Babilonia, in Egitto, in Grecia, il mosaico incontrò grande favore a Roma, e per il carattere astratto, simbolico che dà alla figurazione, fu particolarmente adatto allo spirito dell’arte bizantina.